Mangiare meglio non basta

Lo sappiamo bene: una buona parte delle persone mangia troppo e male. Ma ci sono altri che pensano che mangiando meglio, ossia scegliendo con maggior attenzione gli alimenti, si sia risolto ogni problema. Purtroppo entrambi si sbagliano. Si può ingrassare a dismisura e perfino incorrere in malattie metaboliche anche mangiando olio extravergine d’oliva, noci, mandorle, avocado, cioccolata fondente e frutti di bosco.

Il cibo ci ha accompagnati nel corso della nostra storia evolutiva con un ruolo da protagonista. Ovviamente come fonte di sostentamento che permette la sopravvivenza, ma anche come piacere che rende la vita più bella.

Mano a mano però che l’uomo ha modificato la propria realtà naturale e che ha imparato a procurarsi cibo senza dover fare alcuno sforzo, il ruolo degli alimenti come fonte di piacere è diventato assolutamente predominante.

L’industria alimentare ha colto perfettamente questa evoluzione e ha imparato a giocare con la nostra risposta neuro-comportamentale al cibo. Un po’ più di zucchero qui e lì e i consumi miracolosamente aumentano. Una miscela nuova di grassi e sale e lo snack diventa irresistibile!

Zuccheri, grassi e sale enfatizzano il naturale rilascio di dopamina collegato all’assunzione di cibo o perfino alla sola aspettativa di mangiare qualcosa di buono. Miscele artificiali di questi ingredienti portano ognuno di noi al cosiddetto bliss point, un punto di massimo piacere reso possibile proprio dal massiccio rilascio di dopamina che ci fa sentire appagati e felici. Il problema è che in questo modo diventiamo dipendenti dalla ricerca di questo piacere artificiale, finendo con il mangiare  sempre di più.

Così ci ritroviamo oggi con un epidemico aumento di sovrappeso, obesità, diabete, malattie cardiocircolatorie, tumori e altre patologie legate in qualche modo allo stile alimentare e di vita nel suo complesso.

Un’industria che distrugge i propri clienti non ha lunga vita e quindi, per fortuna, stiamo assistendo ad una graduale inversione di tendenza. Sempre più aziende si sforzano di produrre e distribuire alimenti più sani e le persone sembrano avere una nuova consapevolezza sul ruolo che il cibo ha nella nostra salute.

Tuttavia mangiare meglio non basta. La vera sfida è mangiare meglio e meno e consumare di più. L’idea di mangiare meno non è particolarmente interessante per industrie, grande distribuzione e appassionati di cucina, ma è esattamente ciò che ci suggerisce la ricerca.

Da decadi molti studi indicano che è essenziale ripristinare quell’antico equilibrio tra introiti e consumi, quella condizione legata al nostro passato di cacciatori/raccoglitori costretti a fare un’enorme fatica per ogni caloria conquistata.

Ripristinare questo equilibrio consumando di più e mangiando di meno attiva una lunga serie di circuiti rigenerativi nelle nostre cellule e sembra essere capace di promuovere longevità e salute.

Quindi sostituire lo zucchero con lo sciroppo d’agave non è un atto particolarmente rivoluzionario, ma piuttosto un modo di rimanere in qualche modo dipendente dal cibo e dal compenso emotivo che ci offre e di non modificare di una virgola il proprio comportamento. Il risultato sul piano metabolico differisce poco dall’usare il classico zucchero.

Del resto concentrarsi sul ruolo potenzialmente benefico di un singolo alimento, di una dieta momentaneamente di moda o di un supercibo che viene da luoghi lontani è spesso un modo per distrarsi da quei cambiamenti comportamentali che sono invece le vere soluzioni a lungo termine.

Mangiare meno non è facile. È molto più semplice correggere, sostituire, cambiare continuando a mangiare come prima in termini quantitativi. Ma imparare a mangiare meno è un atto di grande cambiamento e una fondamentale dimostrazione di autocontrollo.

D’altra parte esiste anche un altro aspetto spesso trascurato: quello del consumare di più. Anche in questo caso mettere in moto il nostro corpo e svolgere attività fisica regolare non è facile e richiede un grado elevato di controllo sulla propria vita.

Quindi, per quanto mangiare meglio possa essere utile, sarebbe molto meglio impostare due strategie capaci di avere un’azione ancora più potente sulla nostra salute longevità:

  1. Mangia di meno: riduci tutte le porzioni del 10-15%, impara a tollerare la fame, esplora la possibilità di fare il digiuno intermittente come ulteriore intervento per rafforzare la risposta metabolica e quella comportamentale. L’approccio più semplice è quello cosiddetto 16/8: 16 ore di digiuno seguite da una finestra di 8 ore in cui si mangia.
  2. Consuma di più: abbassa il riscaldamento a casa e in particolare nella stanza in cui dormi, svolgi attività fisica regolarmente, scegli ogni opzione nella vita che permetta un maggior consumo calorico (fare le scale, muoverti a piedi e in bici, stare in piedi durante le ore lavorative per esempio).

Correggere gli errori alimentari e sostituire alimenti dannosi con cibi più genuini è certamente utile. Tuttavia è solo un primo passo dopo il quale troppo spesso le persone si fermano. Occorre fare di più e in particolare lavorare al ripristino di un delicato e fondamentale equilibrio che prevede di ridurre le calorie ingerite e aumentare quelle consumate.

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