Ultimo giorno di servizio del Dott. Giorgio Senesi

𝗨𝗟𝗧𝗜𝗠𝗢 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗜 𝗦𝗘𝗥𝗩𝗜𝗭𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗗𝗢𝗧𝗧𝗢𝗥 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗚𝗜𝗢 𝗦𝗘𝗡𝗘𝗦𝗜
Questa mattina, il sindaco Tiziano Consoli, a nome di tutta l’Amministrazione comunale e di tutta la comunità di Maiolati Spontini, ha espresso al dottor Giorgio Senesi, attraverso la consegna di una pergamena, profonda stima e gratitudine per i suoi 37 anni di servizio come medico di medicina generale, sottolineando la professionalità e la competenza che lo hanno reso un punto di riferimento per tutti i suoi pazienti, anche in questi mesi difficili di pandemia.
Con il 1° giugno, infatti, Senesi conclude il rapporto convenzionale di medico di assistenza primaria nel comune di Maiolati Spontini.
Laureatosi all’Università di Bologna e specializzatosi poi in medicina dello sport all’Università di Chieti, Senesi ha esercitato nello studio di via Risorgimento, a Moie, dal 15 dicembre 1984.
Il dottor Senesi, nel ricevere la pergamena dal sindaco, ha ringraziato la comunità di Maiolati Spontini e ciascuno dei suoi colleghi e colleghe, augurando un buon lavoro ai più giovani che si apprestano a questa professione, incoraggiandoli ad essere medici delle persone e dei territori, dove è più facile costruire relazioni di fiducia e di amicizia.
 

IPERVIGILANZA

IPERVIGILANZA

Ti capita mai di essere in ansia, in uno stato apprensivo, di essere preoccupato di ciò che potrebbe accadere e tendenzialmente di pensare sempre che possa accadere la cosa più negativa?

Non sei il solo.

È una delle caratteristiche tipiche dell’essere umano e può essere ricondotta a quello che viene chiamato, sul piano neurologico, uno stato di ipervigilanza.

Dipende in sostanza dai meccanismi di funzionamento del nostro cervello: in particolare, delle parti più “primitive” del cervello, quelle preposte ad analizzare l’ambiente in cui ci troviamo e a caratterizzarlo, in termini di pericolo o di sicurezza.

Si tratta di meccanismi primordiali, ben poco sofisticati. Meccanismi che funzionavano bene in un ambiente come quello primitivo, contraddistinto in gran parte da pochi episodi pericolosi ben identificabili, come ad esempio un animale che ti insegue.

Questi meccanismi però, rimasti tali e quali e inseriti nella nostra vita moderna, faticano ad essere precisi.

Questo perché è più semplice identificare in maniera chiara un pericolo fisico rispetto a un pericolo invece di tipo sociale, psicologico, emotivo.

Motivo per cui si crea per l’appunto uno stato di ipervigilanza costante, anche quando non è affatto giustificato.

C’è una differenza notevole tra attivarsi per rispondere a un combattimento o una fuga da un animale che ti insegue e invece attivare lo stesso tipo di risposta di continuo.

Non per qualche minuto ogni tanto, ma per 30 anni consecutivi, ogni volta che vai al lavoro perché ad esempio non sopporti il tuo capo!

Questi meccanismi di ipervigilanza creano tutta una serie di risposte a cascata.

La più importante tra queste è riconducibile ad una tipica manifestazione da stress: l’aumento del battito cardiaco, del ritmo della respirazione, della tensione muscolare e della produzione di cortisolo, vale a dire esattamente tutto ciò che serve al corpo per prepararsi al combattimento e alla fuga.

C’è un altro aspetto che a mio avviso è meno conosciuto ma reputo altrettanto interessante: la risposta di ipervigilanza innesca anche lo spegnimento di quello che viene chiamato Social Engagement System (sistema di ingaggio sociale).

Si tratta di un sistema funzionale del nostro cervello, sviluppato per perfezionare la capacità, in noi esseri umani estremamente sofisticata, di interagire gli uni con gli altri in maniera positiva.

Il Social Engagement System è definito dal tono della voce, dal sorriso, dallo sguardo, dai gesti e permette di manifestare questi comportamenti positivi soltanto quando non c’è un fenomeno di ipervigilanza.

In altre parole: se sei ipervigile, si chiude il Social Engagement System.

Di conseguenza, si manifesta una grande difficoltà a intrattenere un rapporto positivo con un’altra persona, semplicemente perché la tua mimica, il tono della tua voce non è sufficientemente rilassato.

Oggi purtroppo si tratta di un meccanismo molto presente.

Se ti guardi un po’ attorno, se per esempio vai al lavoro la mattina in una metropolitana affollata di una grande città, ti rendi conto di quante persone sono “ipervigili”, con la faccia tesa e un’enorme fatica a sorridere o a rilassarsi, anche di fronte al tuo tentativo di sorridere a loro.

Ciò che è peggio è che si tratta di un meccanismo “contagioso” ed è evidente che non si vive bene in questo modo.

Da un lato perché essere ipervigili vuol dire appunto avere sempre questa carica di ansia e di negatività e in più perché la qualità dei rapporti con gli altri ne risente in maniera significativa.

È un argomento che è possibile approfondire da più punti di vista ma senza dubbio uno dei primi passi da compiere per intervenire su questi fenomeni è quello di stimolare il principale nervo del sistema nervoso parasimpatico.

Il parasimpatico è il contraltare del sistema nervoso simpatico ovvero quello che si attiva nell’ipervigilanza e nella risposta da stress.

Il principale nervo parasimpatico è il nervo vago, che funziona molto bene lavorando sulla nostra respirazione.

Nello specifico, si tratta di passare dalla respirazione toracica, tipicamente superficiale e tipica dello stress, a una respirazione lenta e addominale che usa il diaframma, che è in grado di stimolare il nervo vago e rilassare quindi l’intero organismo.

Non è un caso infatti che proprio le tecniche respiratorie siano alla base di quasi tutti gli approcci per ridurre lo stress, da quelli più moderni come il training autogeno, fino a quelli più antichi come lo yoga (che è ben più di una semplice tecnica di rilassamento) o la meditazione.

Intervenire sul respiro è un modo efficace per staccare la spina dall’ipervigilanza e riaccendere il motore del Social Engagement System.

Se provi a farlo e a metabolizzarlo, imparare la respirazione addominale diviene piuttosto facile e si può fare ovunque, perché nessuno si accorge che stai respirando con l’addome.

Ha veramente il potenziale di rilassarti, di diminuire lo stato di ipervigilanza e soprattutto di renderti più predisposto a rapporti sociali positivi, sinceramente una delle cose di cui più abbiamo bisogno oggi.

Abbiamo due occhi di riguardo per te

ABBIAMO DUE OCCHI DI RIGUARDO PER TE

 Si dice che le abitudini determinino i risultati che si avranno: per questo è importante avere buone abitudini!

Pensa a quanti aspetti della qualità della tua vita dipendono dalla salute della tua vista: lo studio, il lavoro, lo svago, la quotidianità e le esperienze uniche!

Per questa ragione, abbiamo preparato per te una breve raccolta di suggerimenti e consigli, suddivisi in quattro aree: Prevenzione, Protezione, Azione e Alimentazione.

Si tratta naturalmente di suggerimenti espressi in forma semplice e sintetica: per qualsiasi approfondimento puoi rivolgerti ai nostri professionisti, in una della nostre Ottiche.

PREVENZIONE

La prevenzione inizia fin da bambini, con dei comportamenti corretti che – se imparati in tenera età – diventano poi automatici per il resto della vita.

  • Non toccarsi gli occhi con le mani sporche. Nel caso dell’utilizzo di lenti a contatto questo diventa ancora più importante, ma vale in generale.
  • Utilizzare soltanto gli occhiali o lenti a contatto in buono stato, con una manutenzione regolare sulla quale farsi consigliare dal proprio ottico.
  • Non usare l’acqua di rubinetto per la pulizia delle lenti a contatto.
  • Non riporre gli occhiali con pieghe innaturali che ne possano compromettere la forma e l’equilibrio.
  • Illuminare bene la propria postazione di lavoro/studio: con la luce naturale quando possibile (ad esempio vicino a una finestra) o con luce artificiale posizionata in modo da non generare ombre, come ad esempio quella proiettata dalla mano quando scrive, e priva di sfarfallio.

PROTEZIONE

 Raggi UV, smog e inquinamento, stress e affaticamento visivo… sono molte le minacce dalle quali proteggere i tuoi occhi.

  • Fin da bambini, al sole schermarsi con lenti protettive al 100% contro i raggi UV.
  • Chiedere al proprio ottico la soluzione migliore per le condizioni di guida: l’abbagliamento causato da luce solare è differente da quello dei fanali durante la guida notturna, ma esistono specifici trattamenti antiriflesso per ogni situazione.
  • Computer, smartphone, tablet… sono molteplici le fonti di luce blu/viola dalle quali è opportuno difendere gli occhi: fatti consigliare sui filtri adeguati, anche in base alla tua specifica situazione professionale.

AZIONE

Nella quotidianità sono molte le attenzioni che si possono avere per trattare con cura i propri occhi: dalla postura corretta alla ginnastica oculare, ecco di seguito alcuni consigli di base.

  • Evitare di fissare per troppo tempo lo sguardo su un’unica distanza, sia essa lo schermo del computer, un libro o altro: a intervalli, distogliere lo sguardo e spaziare altrove.
  • Davanti al computer mantenere una postura con un angolo di circa 90° tra schiena e gambe e una distanza tra occhi e schermo pari circa a quella tra gomito ed estremità del pugno.
  • Prevedere dei momenti di rilassamento, di visione all’infinito (cioè puntare lo sguardo su un orizzonte lontano) e persino delle pause di visione naturale, senza occhiali, in condizioni naturalmente di sicurezza.
  • Ritagliarsi dei momenti per la ginnastica oculare, con degli esercizi semplicissimi ma funzionali: ruotare gli occhi a palpebre chiuse, avvicinare e allontanare un oggetto dal viso mantenendo lo sguardo fisso su di esso, ripetere la stessa operazione ma in altre posizioni (basso, alto, sinistra, destra, trasversalmente…).

ALIMENTAZIONE

Per concludere, ricordiamo una massima meno banale di quello che si può pensare: “siamo quello che mangiamo”. Quindi la salute degli occhi passa anche (e molto) attraverso la tua bocca.

  • Bere molta acqua, gli occhi ne hanno bisogno.
  • Privilegiare una “dieta alcalina”, cioè ricca di vegetali, frutta fresca, legumi, limitando invece latticini e carni grasse. In questo modo il giusto apporto di vitamine e minerali sarà automatico.
  • Dare il giusto spazio ai carotenoidi, presenti ad esempio in carote, zucche, peperoni, pomodori, meloni, albicocche e angurie.
  • Ricordare nella dieta i pesci ricchi di Omega 3 come merluzzo, salmone, tonno, sgombro.

Una dieta sana ed equilibrata è comunque fondamentale per l’intero organismo.

La musica allunga la vita e preserva dalle malattie neurodegenerative

La musica allunga la vita e preserva dalle malattie neurodegenerative

 

Ascoltare la musica preferita è un’autostrada per raggiungere felicità e benessere, in grado di allungare la vita mantenendola in salute. La musica è, infatti, un toccasana per i disturbi dell’umore, per il disagio psichico, mentre contro la depressione è efficace come i farmaci ansiolitici e antidepressivi. Ad affermarlo sono i ricercatori della Comunità mondiale della longevità (CMDL), promuovendo a pieni voti la musicoterapia, da utilizzare non solo nel tempo libero ma soprattutto in campo medico/riabilitativo.

Un forte potere terapeutico              

Da Mozart ai Rolling Stones, non importa quale genere vi piaccia, è importante ascoltare quotidianamente la propria musica preferita per mantenersi in salute.

E’ questa la nuova frontiera della neuroscienza ispirata all’arte dei suoni, oggetto di un convegno che si è svolto a Cagliari organizzato dal CMDL che studia i centenari, insieme all’Istituto Europeo di Ricerca Ierfop e alla Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer).

Canto e musica insieme sono un toccasana nei deficit di lettura e apprendimento – spiega Roberto Pili, presidente della Cmdl – ma è nelle malattie neurodegenerative tipiche dell’invecchiamento, quali demenza e Parkinson, che possono fare la differenza”.

La pratica musicale, soprattutto se iniziata in giovane età, spiega Pili, aumenta la cosiddetta ‘riserva cognitiva’, un insieme prezioso di capacità e funzionalità cerebrale che in età anziana contrasta la comparsa della demenza. Stupefacenti sono anche i risultati della musicoterapia nella cura del morbo di Parkinson e nelle paresi. Abbinare il movimento di questi malati a un brano musicale molto ritmato, ha evidenziato dei miglioramenti immediati dell’attività motoria.

Musica e qualità della vita

E ancora, l’ascolto attivo della musica è benefico per il nostro stato mentale e fisico, predispone all’empatia, favorisce i ricordi e la socializzazione. Elementi questi che promuovono una migliore qualità della vita, la fortificano, la allungano, sottolinea ancora Roberto Pili, rendendola un’esperienza formativa che tiene in allenamento il cervello, il timone della nostra vita, attivando i centri della gratificazione, dell’empatia, della socialità.

In conclusione, la musica ha un potere terapeutico veramente straordinario che contribuisce a farci sentire vivi e attivi, mantenendo aperta la porta alla felicità e al benessere, vale a dire a tutti quegli stati d’animo in grado di allungare l’aspettativa di vita di almeno 10 anni.

 

Tiroide prezioso organo: prendiamocene cura conoscendolo a fondo

Tiroide prezioso organo: prendiamocene cura conoscendolo a fondo

La biologia della tiroide

La tiroide è una ghiandola endocrina (libera nel circolo ematico i suoi prodotti ormonali) con funzione di importante termostato del nostro sistema metabolico basale, e conseguentemente ossido-riduttivo e di molte funzioni dell’organismo. Per le sue interazioni con altri sistemi endocrini e non, del nostro corpo, è definito anche primo “termostato dello stress”.

Essa esplica la sua funzione controllando l’utilizzazione di ossigeno, la produzione di calore e di energia cellulare, influenzando in questo modo l’attività del sistema nervoso, di quello cardiaco, di quello metabolico, e la crescita e sviluppo dell’organismo in ogni sua parte. In particolare gli ormoni tiroidei stimolano la produzione di calore attraverso la dissociazione della fosforilasi ossidativa a livello mitocondriale, con azione sul ciclo di Krebs, che viene deviato verso la via catabolica della catena respiratoria, FAD dipendente (a sua volta derivato dalla vitamina B2).

La tiroide va incontro a stress ossidativo

Essendo un organo riccamente vascolarizzato, ad elevato consumo energetico, e che trova, nella via della respirazione cellulare il suo massimo espletamento di funzione, la tiroide può andare incontro facilmente a fenomeni di stress ossidativo o di carenza dei suoi nutrienti di base, con conseguente ripercussione nella sua produzione ormonale finale.

Meccanismi di compenso a un’eccessiva produzione di radicali liberi, secondaria a questo intrinseco lavoro mitocondriale e favorita da uno stile di vita specifico (fumo, stress, alimentazione infiammante), aiuteranno non solo una buona produzione tiroidea, ma anche un’adeguata conversione periferica della forma di ormone attivo: glutatione, acetilcisteina e metionina sono elementi indispensabili al mantenimento di adeguate concentrazioni di ascorbato, cofattore della glutatione perossidasi, coinvolta nel meccanismo di detossificazione epatica.

Le stagioni fredde associandosi a maggior vasocostrizione, minor disponibilità potenziale di B2, pongono la tiroide in una situazione di sforzo funzionale.

La completa assenza di secrezione degli ormoni tiroidei riduce del 40-50% il metabolismo basale, mentre un estremo eccesso lo può incrementare fino al 60-100%.

Azione degli ormoni tiroidei e del TRH

1 – A livello centrale: migliorano il tono dell’umore, il senso di benessere, favoriscono una riduzione del senso di ansia, portano ad un aumento della motricità, e a inibizione REM.

2 – A livello periferico: azione di regolazione del sistema basale in tutte le cellule, fondamentale nel corso della vita e soprattutto durante la crescita intrauterina (per lo sviluppo del Sistema Nervoso, delle ossa, dell’apparato gastroenterico, dei capelli, del sistema vascolare).

I segni e i sintomi di mal funzionamento tiroideo e le patologie correlate

Sono quelli legati a un ipo o iper attività degli organi bersaglio della funzione tiroidea, sia a livello “centrale” (neurologico), che periferico (cute, organi, ghiandole).

 

Ipotiroidismo

1 – Mancanza di energia (soprattutto al mattino, orario di maggior espressione circadiana degli ormoni tiroidei), facile affaticabilità

2 – Alterazione del tono dell’umore (depressione associata anche al riscontro di bassi livelli di GABA, ma anche ansia e attacchi di panico), e della sfera cognitiva (concentrazione, memoria, attenzione, ideazione)

3 – Alterazione del sonno notturno

4 – Aumento del grasso corporeo, ritenzione idrica (mani, piedi, volto)

5 – Dolori muscolari

6 – Alterazione di cute e annessi (capelli e unghie più fragili)

7 – Ipercolesterolemia, possibile iponatriemia, possibile leucopenia aspecifica

8 – Alterazione della funzionalità cardiaca (ridotta frazione di eiezione, ridotta frequenza e gittata cardiaca)

9 – Irregolarità mestruali, ridotta fertilità e riduzione della libido (per alterazione della conversione degli estrogeni e della pulsatilità di FSH e LH, con comparsa di cicli anovulatori)

10 – Bassa temperatura, freddolosità, stipsi

11 – Maggior suscettibilità alle infezioni

Ipertirodismo

Segni e sintomi legati ad un aumento del consumo basale (catabolismo, con dimagrimento, malnutrizione), dell’attività cerebrale (ideazione, ansia, motricità), cardiaca, intestinale (e conseguente sindrome da malassorbimento).

Credits Kataweb

Le Patologie

Come riportato all’inizio dell’articolo, specifiche sono le patologie che riguardano la tiroide con una prevalenza ben definita nella popolazione, ma potenzialmente subdola e ben più diffusa invece è la disfunzione tiroidea che può essere espressione inizialmente solo di squilibrio e non di patologiae che per questo deve essere indagata e trattata tempestivamente.

L’ ipotiroidismo è una sindrome clinica che deriva dalla mancanza di ormoni tiroidei. Si definisce primario (per ipofunzione tiroidea),  secondario (da difetto del TSH ipofisario) o terziario (deficit ipotalamico di TRH), oppure può essere derivato da una resistenza periferica all’azione degli ormoni tiroide.

Si definisce ipotiroidismo subclinico la condizione (molto frequente) di incremento funzionale del solo TSH, con ormoni tiroidei ancora normali, espressione questa di reattività organica della tiroide ancora efficace, e non da trattare con terapia ormonale sostitutiva, ma solo integrativa di supporto (vedi oltre).

Credits Pinterest

Le patologie che si associano a disfunzione specifica della tiroide sono le seguenti

A carattere autoimmune:

1 – La tiroidite di Hashimoto (la più diffusa), maggiormente presente nel sesso femminile, da anticorpi (anti tireoglobulina e tireoperossidasi tiroidea), associata a ipotiroidismo.

2 – Morbo di Graves da anticorpi anti recettori per il TSH, associata a ipertiroidismo.

Anatomiche:

1 – Gozzo (a funzionalità variabile)

2 – Noduli benigni o maligni (a funzionalità variabile)

 

Fine seconda parte

I test di screening e valutazione

  • TSH, FT3, FT4, Anticorpi antitireoglobulina e anti perossidasi tiroidea, anticorpi anti TSH in primis.
  • Anticorpi anti transglutaminasi e anti APCA nell’ipotesi di malattia auto immune sistemica; rT3 in caso di scarsa risposta alla terapia in atto.
  • Ecografia tiroidea.

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